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STATO INTERMEDIO è uno spettacolo teatrale immersivo che mette in scena una simulazione dell’Aldilà dedicata a ciascuno di noi. Un viaggio visionario ai confini tra la vita e la morte, in cui le azioni compiute e quelle mai realizzate vengono simbolicamente “pesate” all’interno di uno spazio rituale e digitale. Ispirato al Libro tibetano dei morti, lo spettacolo intreccia ritualità antica, intelligenza artificiale e drammaturgia contemporanea, dando vita a un’esperienza poetica, provocatoria e profondamente trasformativa.

Lo spettacolo, nato in Sardegna, è ora disponibile su tutto il territorio nazionale.

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DESCRIZIONE

STATO INTERMEDIO è uno spettacolo multimediale e immersivo che invita a esplorare il tabù della morte e a riflettere sulla preziosità della vita. Abbracciando una visione dell’arte come strumento di trasformazione sociale, lo spettacolo non si limita a intrattenere: stimola consapevolezza, apre domande, genera risonanza interiore.

La morte, tema universale e profondamente umano, nella cultura occidentale è spesso ridotta a un silenzio imbarazzato, a un fatto clinico o a un rimosso collettivo. Questo progetto nasce dall’urgenza di restituire profondità e dignità a questo momento cruciale dell’esistenza.

Stato Intermedio invita il pubblico a confrontarsi con la propria mortalità non come fine, ma come chiave per vivere con maggiore intensità. Riscoprire il valore dei riti di passaggio, dell’accompagnamento e della presenza consapevole nei momenti di trasformazione non serve solo a prepararci alla morte, ma a dare profondità alla vita. Guardare la fine negli occhi diventa così un atto vitale: un invito a esserci davvero, a scegliere con più verità, a vivere pienamente il tempo che ci è dato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRAMA E MESSA IN SCENA

Il protagonista scopre improvvisamente di essere morto mentre guarda la televisione sul divano di casa. Il corpo non risponde più, ma la coscienza continua a muoversi. Inizia così un percorso attraverso un aldilà popolato da spiriti, rimpianti, sogni mai realizzati, memorie distorte, desideri erotici e creature arcaiche: da un napoletano psicopompo a un consulente post-mortem che richiama l’eco dell’implacabile Yama.

Il viaggio attraversa paesaggi interiori ispirati al Libro tibetano dei morti (Bardo Tödröl Chenmo – Suprema Liberazione attraverso l’Ascolto nello Stato Intermedio). Lo spettacolo non rappresenta l’oltretomba: lo evoca. È un passaggio, un chiarore, un cortocircuito fra memoria e desiderio, fra ciò che abbiamo scelto e ciò che abbiamo lasciato incompiuto, e il modo in cui tutto questo continua a influenzare il nostro cammino nello Stato Intermedio.

Sul palco, un grande schermo agisce come specchio della coscienza: non illustra, ma suggerisce. Visioni, immagini, paesaggi instabili e metamorfosi digitali emergono come frammenti dell’illusione, distorsioni sottili, tentazioni e stati mentali del protagonista.

Il linguaggio scenico si ispira ai teatri giapponesi Nō, Kabuki e Kyōgen, fondendo la dimensione rituale del primo, l’energia scenica del secondo e la comicità essenziale del terzo in una forma ibrida e contemporanea. A questa matrice si intreccia una ricerca attoriale che rielabora gesto, presenza e voce in uno stile sperimentale, essenziale, fisico e immaginativo.

In questo spazio sospeso, Nunzio Caponio interpreta lo shite: lo spirito che attraversa, si manifesta e racconta il proprio viaggio nello Stato Intermedio. Accanto a lui, Gerardo Ferrara incarna l’hayashi, la forza sonora: una presenza rituale, vocale e musicale che sostiene e guida l’azione, tessendo dal vivo un paesaggio sonoro fatto di parole, canti, respiri e vibrazioni.

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